Durante uno dei miei trasferimenti Padum Pibiting e ritorno ieri ho conosciuto Norbus.
Alle 15, ora di uscita dalla scuola sono ripartita per Padum, i bambini sciamano in ogni direzione, sono tantissimi, Jule Jule, qualche foto altri Jule. Un ragazzino cammina di fianco a me e rallenta il suo passo per starmi accanto, chiacchiero un po’ con lui. Mi chiede dove vado, a Padum gli dico e tu? Anch’io vado a Padum mi risponde. Ah, dico io sei di Padum? No, mi risponde, sono di Shila, vado a Shila, e intanto affonda le scarpe nere, avute nuove lo scorso anno, nella polvere bianca della strada.
Shila è oltre Padum e gli chiedo quanto tempo ci impiega ad arrivare a casa, due ore, mi risponde.
Tanto per chiacchierare gli chiedo che classe fa. Sono all’ottava, mi risponde, allora tra due anni avrai finito. Si, mi risponde con un sorriso. E vuoi continuare a studiare? e che cosa vorresti fare?
Ingegnere, voglio fare l’ingegnere, mi risponde, Ha i pantaloni grigi bianchi di polvere, un viso serio che solo ogni tanto si apre in un sorriso. Mi racconta che ha uno sponsor, un francese di nome Philippe. Arriviamo ad un bivio in mezzo ai campi di orzo, lui gira verso sinistra, io proseguo sul sentiero per Padum. Jule, Jule, a domani. Avrà ancora un ora e mezza di cammino per arrivare a casa questo futuro ingegnere e domani mattina dovrà essere pronto alle 7 per arrivare a scuola alle 9.
mercoledì 16 luglio 2008
Primo giorno a Padum






15 Luglio primo giorno a Padum.
Ho dormito al Kailash con il gruppo di Tina. Mi sono alzata presto e ho fatto un giro. Padum è gia in attività, i negozietti di frutta e verdura stanno aprendo, vado subito alla bakery, ma è ancora chiusa.
Stasera dovrei trasferirmi a Pibiting a un paio di km da Padum. Comincio ad organizzarmi, mi compro un asciugamano, una scatola di the e un po’ di mele, le prime cose per la mia vita qui. Starò qui un mese, mi sento a casa. Con Tina vado al forno e mi compro il pane per domani. Il forno è dentro una baracca, per arrivarci bisogna attraversare un cantiere, poi ci si infila in una porticina, si prende in genere una zuccata perchè molto bassa. Dentro è buio, c’è un profumo di pane che fa venire l’acquolina in bocca. E’ pane un po’ dolce, ma molto buono.
Vado alla scuola con il gruppo di Tina, rivedo tutti quei bambini in cortile, tutti allineati in perfetto ordine. Pregano, cantano, si esercitano a parlare in pubblico. Poi la consegna delle kata, le sciarpe di seta di benvenuto. A me viene offerta da uno dei più piccoli, è alto come un soldo di cacio e mi devo chinare fino a terra.
Poi al rullo dei tamburi, in ordine militaresco partono a passo di marcia ed entrano nelle rispettive classi.
Siamo tutti emozionatissimi. Molte persone del gruppo di Tina hanno qui li i loro figliocci e magari è la prima volta che li vedono.
Il pomeriggio lo trascorro a cercare di avere una chiave per poter entrare nella casa che mi è stata assegnata. Andrò da Tseten Dorjei, ma lui non è a Padum e il figlio, che ha la chiave, ha approfittato dell’assenza del padre, non è andato a scuola. Non si trova.
Dopo due o tre marce avanti e indietro tra Padum e Pibiting , finalmente incontro Tinley, il mitico bidello tutto fare. Ritorno con lui alla casa di Tseten Dorjei, troviamo un monaco che ha la chiave, Tinley torna a Padum e io finalmente mi fermo. Sono sfinita e sudatissima.
Mi sistemo in camera, metto le mie cose su un piccolo scaffale, appendo qualche indumento ai chiodi appositi, sistemo il sacco a pelo su uno dei due letti. Ho finito.
Stasera non mi muovo più, mangio una scatoletta di manzotin, un po’ di pane, una melina e bevo un the che mi viene preparato dal monaco.
Qui le cose prendono subito un’altro valore, non butto la scatola della manzotin, la lavo e la uso da bicchiere, per lavarmi i denti.
Nella casa non c’è acqua corrente, in cucina c’è un bidone di plastica con un rubinetto, il bidone viene riempito con l’acqua che si prende alla pompa poco lontano dalla casa. Bisogna portarla a mano, è preziosa.
C’è la luce, ma è fioca e per leggere devo usare la mia torcia a pannelli solari.
Leggo fino alle 9,30, c’è un silenzio impressionante, la luna quasi piena illumina i monti e la valle con il suo fiume che scivola lento.
In casa ci sono un vecchio, una ragazza e il monaco, li sento chiacchierare, poi Jule Jule, qualcuno va via , forse la ragazza. Tutto tace.
martedì 15 luglio 2008
Rocambolesco arrivo a Padum


Ho imparato un altra cosa: per chiamare un cellulare non bisogna fermarsi al primo tentativo, anche se da l’informazione di cellulare spento bisogna insistere 5, 6 o più volte. Infatti parlando con Nazir gli ho detto che dovevo arrivare ad Alchi la mattina presto e che non ero riuscita ad avvisare Sonam del mio arrivo, perchè aveva sempre il cellulare spento. Mi ha detto di provare dal suo negozio ed ha fatto il numero più volte finché ha dato segnale di libero. Il problema è del satellite, bisogna insistere. Ho avvisato Sonam che sarei arrivata ad Alchi per le 5,30 circa del mattino. Quindi il giorno 13 partenza alle 3,30 del mattino con il manager del Manser. Che bello viaggiare di notte in Ladak! Non lo avevo ancora mai fatto. Usciti da Leh il buio è completo, non si vede nessuna luce, ma proprio nessuna. La strada mi è parsa nuova, mi sembra di viaggiare in mezzo al nulla Un lungo tratto di strada pianeggiante, poi ripidi tornanti in discesa, attraversamento di torrentelli, deviazioni per lavori sulla strada, poi altri tornanti in salita, senza vedere nulla, solo pochi metri di strada davanti a noi. Qualche raro camion. Pian piano il cielo rischiara, arriviamo a Nimmu, poche luci fioche e qualche ombra sulla strada. Ma cosa fanno a quest’ora della notte? La vita in Ladak comincia presto. Arriviamo ad Alchi che è chiaro, sono le 5 del mattino. Il gruppo di Tina dorme ancora, io li aspetto alla guest house Potala nell’unico locale aperto : la cucina. Il cuoco canterellando comincia a mettere l acqua a bollire , la cucina è piena di stoviglie, barattoli, scatole e sacchetti. Da una parte due grandi fornelli appoggiati su un solido ripiano, dalla parte opposta il letto del cuoco. Il pavimento è in cemento, un po’ sconnesso. Parto con il bus del gruppone di Tina, siamo in 20. Incontro il mitico Sonam, l’autista del bus e l’aiuto autista. La strada è pericolosa anche quando la si percorre con la jeep, con il bus è un'impresa dura, è terribile. Incrociamo parecchie colonne di camion militari. Dobbiamo fermarci più volte per farle passare, sempre in situazioni molto difficili. Il pezzo peggiore è la nuova strada per Lamayuru: stretta, ripidissima e strapiombante. Procediamo con molta lentezza, arriviamo a Sanku verso sera. Il mio viaggio è durato 14 ore. Cena con riso e dal e a letto. Dormiamo nelle camere del dormitorio statale, qualcuno sui letti altri per terra, le camere sono spaziose e stiamo in 6 in una camera doppia. Polveroso, ma accettabile. C’è un bagno in ogni camera, ma solo acqua fredda. Partiamo da Sanku alle 6 del mattino per arrivare a Padum alle 7 di sera. La strada è spaventosa, il bus è costretto a fare più manovre per superare gli stretti tornanti. Ogni volta che si incrocia un altro mezzo, uno dei due deve retrocedere fino alla prima piazzola, in modo da permettere all’altro veicolo di passare. Le retromarce in salita, sul bordo dello strapiombo non le ho contate. Dal finestrino spesso non si vede il ciglio della strada, ma solo lo sfasciume di pietrisco e il fiume impetuoso laggiù in basso. Non ho contato nemmeno le manovre avanti ed indietro per superare i tornanti. Un paio di volte abbiamo dovuto scendere, mentre Sonam e gli aiuti autista spostavano sassi per permettere al bus di superare una buca. Poco prima di Ating abbiamo forato, la ruota è stata cambiata in una mezz’ora. Il viaggio è stato da brivido, ma molto bello. Il rumore gracchiante delle sospensioni del bus mi rilassava, mi piaceva viaggiare ad un ritmo cosi lento, cosi in sintonia con il paesaggio e con la vita qui in questo posto sperduto nell’Himalaya . Siamo arrivati a Padum ben cotti. Cena con riso e dal, come ieri sera, come oggi a pranzo, come ieri a pranzo e sicuramente domani avremo di nuovo riso e dal. Oggi c’è uno splendido e caldissimo sole. |
sabato 12 luglio 2008
Giornatina un po movimentata
Oggi giorno del festival di Hemis
Alzataccia per essere tra i primi ad arrivare e prendere posto nell’ormai fiera gigantesca che è l’Hemis Festival.
Piove.
Al bivio di Karu una delle nostre auto ha un incidente. Un camion arancione urta il Toyota Qualis sul quale viaggia parte del mio gruppo. Una partecipante al viaggio ha battuto la testa e soprattutto è spaventatissima, un altra è un po’ scioccata dall’impatto.
Rientro a Leh con un taxi mentre il resto del gruppo raggiunge Hemis con l’altro fuoristrada.
Faccio le dovute telefonate, attivo l’Europassistance, chiamo un medico, le due incidentate non sono gravi per fortuna.
Da Avventure mi confermano che si occuperanno loro di tutto e io posso partire per lo Zanskar domani.
Problemino. Io dovrei andare in Zanskar con Tina e il suo gruppo, ma ieri non l’ho vista Tina, né sentita. Ho la speranza di vederla ad Hemis, quindi assolte le dovute incombenze per l’incidente, parto con un taxi per Hemis. A metà strada l’autista, per altro gentilissimo, si accorge di non avere il permesso per entrare a Hemis, quindi torniamo indietro e ripartiamo alle 11,30 circa. La strada la conosco ormai a memoria.
MIRACOLO: tra le migliaia di persone che affollano il monastero incontro Tina che sta andando via con il gruppo, parte per Alchi e da Alchi partirà domattina all’alba per Sarku.
Io non posso partire subito con loro, decidiamo il da farsi con Sonam, la guida zanskara. La cosa migliore pare sia che io prenda un auto privata l’indomani e che li raggiunga la sera a Sarku ( 300 km che con le strade che ci sono qui vuol dire una giornatona, se basta)
Rientrata a Leh, Mehraj e Nazir mi sconsigliano di farmi da sola questa tirata: la cosa migliore è che io li raggiunga ad Alchi la mattina prima che partano per Sarku quindi prima delle 6 di mattina.
Il manager del Manser hotel dove alloggio e dove mi trattano come una figlia, si offre di accompagnarmi fino ad Alchi partendo alle 3 e mezza di mattina. Ok può essere una soluzione, devo avvisare Tina e Sonam che arriverò ad Alchi.
Non so in quale hotel alloggi Tina, non ho il numero di telefono di Sonam.
Chiamo in Italia Marco che mi dà il numero di cellulare (i nostri cellulari qui non funzionano, devo sempre chiamare dai posti telefonici pubblici). Prontamente gli telefono per avvisarlo che io arriverò ad Alchi intorno alle 6 di mattina. Peccato che Sonam abbia sempre il cellulare spento. Ho già provato due o tre volte, ma è irraggiungibile.
Ora so che partirò, con il bagaglio e una scatola di viveri, domani mattina alle 3 e mezza e mi accompagnerà il manager dell’hotel. Arrivati ad Alchi cercheremo Tina in tutti gli hotel. Spero che il gruppone sia un po’ in ritardo, spero di raggiungerli, altrimenti ? Chi lo sa?
Rincorreremo il bus con la macchina?
Alla prossima, spero da Padum
Alzataccia per essere tra i primi ad arrivare e prendere posto nell’ormai fiera gigantesca che è l’Hemis Festival.
Piove.
Al bivio di Karu una delle nostre auto ha un incidente. Un camion arancione urta il Toyota Qualis sul quale viaggia parte del mio gruppo. Una partecipante al viaggio ha battuto la testa e soprattutto è spaventatissima, un altra è un po’ scioccata dall’impatto.
Rientro a Leh con un taxi mentre il resto del gruppo raggiunge Hemis con l’altro fuoristrada.
Faccio le dovute telefonate, attivo l’Europassistance, chiamo un medico, le due incidentate non sono gravi per fortuna.
Da Avventure mi confermano che si occuperanno loro di tutto e io posso partire per lo Zanskar domani.
Problemino. Io dovrei andare in Zanskar con Tina e il suo gruppo, ma ieri non l’ho vista Tina, né sentita. Ho la speranza di vederla ad Hemis, quindi assolte le dovute incombenze per l’incidente, parto con un taxi per Hemis. A metà strada l’autista, per altro gentilissimo, si accorge di non avere il permesso per entrare a Hemis, quindi torniamo indietro e ripartiamo alle 11,30 circa. La strada la conosco ormai a memoria.
MIRACOLO: tra le migliaia di persone che affollano il monastero incontro Tina che sta andando via con il gruppo, parte per Alchi e da Alchi partirà domattina all’alba per Sarku.
Io non posso partire subito con loro, decidiamo il da farsi con Sonam, la guida zanskara. La cosa migliore pare sia che io prenda un auto privata l’indomani e che li raggiunga la sera a Sarku ( 300 km che con le strade che ci sono qui vuol dire una giornatona, se basta)
Rientrata a Leh, Mehraj e Nazir mi sconsigliano di farmi da sola questa tirata: la cosa migliore è che io li raggiunga ad Alchi la mattina prima che partano per Sarku quindi prima delle 6 di mattina.
Il manager del Manser hotel dove alloggio e dove mi trattano come una figlia, si offre di accompagnarmi fino ad Alchi partendo alle 3 e mezza di mattina. Ok può essere una soluzione, devo avvisare Tina e Sonam che arriverò ad Alchi.
Non so in quale hotel alloggi Tina, non ho il numero di telefono di Sonam.
Chiamo in Italia Marco che mi dà il numero di cellulare (i nostri cellulari qui non funzionano, devo sempre chiamare dai posti telefonici pubblici). Prontamente gli telefono per avvisarlo che io arriverò ad Alchi intorno alle 6 di mattina. Peccato che Sonam abbia sempre il cellulare spento. Ho già provato due o tre volte, ma è irraggiungibile.
Ora so che partirò, con il bagaglio e una scatola di viveri, domani mattina alle 3 e mezza e mi accompagnerà il manager dell’hotel. Arrivati ad Alchi cercheremo Tina in tutti gli hotel. Spero che il gruppone sia un po’ in ritardo, spero di raggiungerli, altrimenti ? Chi lo sa?
Rincorreremo il bus con la macchina?
Alla prossima, spero da Padum
lunedì 7 luglio 2008
Fuori dal mondo
Ahimé ricevo i commenti via mail ma non riesco a pubblicarli.
Sono arrivata oggi dalla Nubra valley. Abbiamo fatto una lunga tirata di 7 o 8 ore di auto con un passo a 5600 mt. E la seconda volta che mi trovo a 5600 mt e devo dire è una bella sensazione: in mezzo alle nuvole di nome e di fatto.
Ho visitato il monastero di Diskit, l’interno non è particolarmente interessante, ma l’architettura e la posizione sono molto particolari.
Abbiamo dormito al camp di Hunder. Un campo tendato spartano ma assolutamente sufficiente. E’ situato nel giardino della casa del re. La casa del re è un po’ malmessa, ma c’è ancora. Ha un paio di stanze con pitture molto belle, peccato stia andando in rovina completamente. Anni fa un'alluvione ha sotterrato il piano terreno, i dipinti che si vedono sono quelli del primo piano. C’è poi un terzo piano che non abbiamo visitato. Il camp è situato sul confine con il Pakistan, Hunder è l’ultimo villaggio in cui è permesso entrare. Al di la del fiume è vietato!
Sono arrivata oggi dalla Nubra valley. Abbiamo fatto una lunga tirata di 7 o 8 ore di auto con un passo a 5600 mt. E la seconda volta che mi trovo a 5600 mt e devo dire è una bella sensazione: in mezzo alle nuvole di nome e di fatto.
Ho visitato il monastero di Diskit, l’interno non è particolarmente interessante, ma l’architettura e la posizione sono molto particolari.
Abbiamo dormito al camp di Hunder. Un campo tendato spartano ma assolutamente sufficiente. E’ situato nel giardino della casa del re. La casa del re è un po’ malmessa, ma c’è ancora. Ha un paio di stanze con pitture molto belle, peccato stia andando in rovina completamente. Anni fa un'alluvione ha sotterrato il piano terreno, i dipinti che si vedono sono quelli del primo piano. C’è poi un terzo piano che non abbiamo visitato. Il camp è situato sul confine con il Pakistan, Hunder è l’ultimo villaggio in cui è permesso entrare. Al di la del fiume è vietato!
sabato 5 luglio 2008
TCV di Choglamsar
Sono ancora a Leh, stamattina sono stata con il gruppo a Choglamsar a visitare il Tibetan Children Village (TCV) dove ci sono almeno 1500 bambini figli di profughi tibetani o orfani. Abbiamo portato un po’ di matite, quaderni e abiti per bambini e adulti. Il TCV si occupa anche di persone anziane, abbiamo visto una cinquantina di vecchi, poverissimi e lontani dalla loro terra. Una tristezza. Nonostante tutto ci sorridevano e ci salutavano con tanti Tashi-dele, Tashi-dele.
Qui a Leh fa caldissimo, siamo a 3500 mt , sembra un po' strano un caldo così, i ladaki infatti dicono che non è normale.
Domani mattina alle 6 partiamo per la Nubra valley faremo il passo Kardung la, circa 5600 mt e cercheremo di arrivare a Diskit al più presto, perchè domani e il compleanno del Dalai Lama e in tutti i paesi ci saranno festeggiamenti.
Forse riuscirò di nuovo a scrivere il 7 o l’8 luglio se arriverò a Leh nel pomeriggio.
Qui a Leh fa caldissimo, siamo a 3500 mt , sembra un po' strano un caldo così, i ladaki infatti dicono che non è normale.
Domani mattina alle 6 partiamo per la Nubra valley faremo il passo Kardung la, circa 5600 mt e cercheremo di arrivare a Diskit al più presto, perchè domani e il compleanno del Dalai Lama e in tutti i paesi ci saranno festeggiamenti.
Forse riuscirò di nuovo a scrivere il 7 o l’8 luglio se arriverò a Leh nel pomeriggio.
venerdì 4 luglio 2008
I primi 8 giorni





Sono rientrata a Leh. Sono in un piccolo e lento Internet Point. Oltre a non avere sulla tastiera accenti e apostrofi devo anche indovinare dove sono le lettere, perchè sono quasi tutte cancellate dall’uso.abbiamo seguito il festival monastico. Eravamo alloggiati in un piccolo e grazioso hotel. il Moonland, con una splendida vista sul monastero e sul villaggio di Lamayuru.
Poi nella valle dei Dardi fino a Dah, ultimo limite consentito agli stranieri, perchè vicinissimo al confine con il Pakistan. Poi monastero dopo monastero siamo rientrati a Leh.
Domani rimaniamo a Leh e poi si partirà per la Nubra valley.
Giornate splendide, caldo cielo limpido. Tuniche rosse dei monaci sventolano tra il vento e la polvere. Vecchiette con i capelli intrecciati e pesanti collane di turchesi e coralli girano incessantemente i mulini di preghiera. Monasteri assolati compaiono su speroni rocciosi e diffondono nel vento preghiere buddiste al rintocco secco della campanella. Chorten immacolati si stagliano nel cielo blu. Campi di orzo e pioppi si chinano al vento. Rientrano dai campi uomini e donne con i loro abiti tradizionali. Cala la sera, e presto i generatori smettono di funzionare. Tutto si spegne, rimane acceso un cielo incredibilmente pieno di stelle.
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